FORMAZIONE E BIOETICA
Nei giorni 25-26 gennaio 2008 si è tenuto, a Torino, il corso di formazione “Protocolli
terapeutici
ortodontico-chirurgici e di prevenzione nel paziente con malformazione
oro-facciale”, in collaborazione con FEDRA onlus ,con la SIdCO
(Società Italiana di Chirurgia Odontostomatologica) e la SIDOP (Società
Italiana Di Ortodonzia Prechirurgica) presieduto dalla prof. Carmen
Mortellaro , patrocinato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Sede del Corso
stabilita,il centro di formazione della Piccola Casa della Divina
Provvidenza Cottolengo, dove, per antica tradizione religiosa
torinese,hanno trovato assistenza i casi di patologia malformativa più
complessi.L’elevato numero di iscritti ha reso necessario lo
spostamento nella limitrofa e più ampia sede del SERMIG,Arsenale della
Pace ,una sorta di monastero metropolitano laico,nato ad opera di
Ernesto Olivero nel 1983 ,nell’ex arsenale , fabbrica di armi.Hanno
portato il proprio saluto, alla cerimonia di apertura,Il Prorettore
Prof. Cesare Emanuel,il Preside prof. Giovanni Vacca ,il Prof.
PierLuigi Fogliobonda ,il Prof. Gianni Bona ,Il Consigliere regionale
Giampiero Leo.
Il programma della manifestazione, articolato in 2
giorni, ha visto alternarsi oratori di spessore internazionale che da
anni si occupano della problematica malformativa, sia dal punto di
vista della ricerca che della terapia, rappresentanti di 16 Università
italiane. Il corso multidisciplinare, si è rivolto a medici, pediatri,
genetisti, odontoiatri, igienisti dentali, tecnici di laboratorio e a
tutte le figure professionali sanitarie che possono avere a che fare, a
vario titolo, con le sindromi polimalformative. Scopo dell’evento è
stato il confronto e il dialogo fra specialisti che si occupano delle
sindromi polimalformative da differenti punti di vista, per dare a
tutti i partecipanti gli strumenti culturali e clinici applicabili
nell’attività quotidiana. Le relazioni ,di alto contenuto scientifico
,hanno fornito protocolli terapeutici e linee guida per una assistenza
sanitaria supportata da un’organizzazione ad hoc e sostenuta da profili
professionali opportunamente addestrati alla gestione completa del
paziente malformato e al sostegno della sua famiglia.“In tema
terapeutico l’approccio multidisciplinare è d’obbligo “ ha affermato la
prof. Mortellaro, “ dal momento che la complessità dei quadri clinici,
il coinvolgimento di distretti e apparati diversi, i tempi terapeutici
lunghi e articolati richiedono la collaborazione di un’equipe di
personale qualificato che sappia identificarsi nelle necessità del
paziente e della famiglia, fornendo loro un adeguato supporto clinico e
psicologico.Occorre tenere fede ai più moderni principi di pedagogia
sanitaria per evitare che la formazione del personale sanitario
diventi una copia dei sistemi tradizionali del passato.Bisogna infatti
concentrare gli sforzi su un tipo di formazione orientata alla
competenza specifica,ricca di conoscenze, abilità e comportamenti in
grado di assicurare trattamenti altamente specializzati all’interno e
all’esterno dell’ospedale.”
L’Associazione FEDRA ,presieduta dalla
prof Mortellaro ha collaborato alla realizzazione dell’evento e in
questi primi anni di vita,ha realizzato importanti attività
scientifiche in diverse regioni italiane (Piemonte, Lazio, Sicilia),
avviando le procedure per la creazione di Registri Regionali volti
all’esatto censimento dei nuovi nati , con l’intento di quantificare,
in modo preciso, l’incidenza della patologia malformativa sul
territorio nazionale.
Il corso si è concluso con una interessante
e attesa Tavola Rotonda “Dalla buona volontà della Carità Cristiana
alla volontà di una assistenza sistematica e integrata “ cui hanno
partecipato il Prof. Bruno Dallapiccola ,direttore dell’Istituto
Mendel ,il Prof. Lorenzo Genitori direttore del dipartimento di
neurochirurgia Meyer di Firenze,il rappresentante di Medicina e Persona
D.ssa Clementina Isibaldi ,il Presidente del Banco Alimentare dr.
Roberto Cena e l’Ordine dei Medici di Torino ,nella persona del
coordinatore della Commissione Pari Opportunità d.ssa Patrizia
Biancucci.”L’ Ordine dei Medici è in assoluto accordo con la necessità
di una adeguata formazione in grado di provocare un serio cambiamento
nel concetto di assistenza “ha affermato la dssa Biancucci ” e gli
sforzi vanno in quella direzione,oggi abbiamo colto l’anima di questo
evento che aspira ad un’assistenza globale supportata dai mezzi
tecnologici della moderna medicina , certamente non sostitutiva della
carità cristiana ,ma in grado di dare ai pazienti malformati e quindi
in condizione di impedimento e disagio psicologico ,gli stessi diritti
e le stesse opportunità” . Il prof. Genitori si è detto assai cauto
rispetto alla chirurgia intrauterina ,che nella sua personale
esperienza ,comporta rischio per la madre e non sempre una valida
indicazione. La sala, gremita di giovani ,ha ricevuto la visita
graditissima e inattesa di Ernesto Olivero che proprio in seno alla
Tavola Rotonda ha voluto salutare i presenti e i numerosi studenti
raccontando come e con quale spirito sia nato il Sermig e ricordando
loro che per una buona assistenza al paziente occorre comprendere
innanzitutto il suo bisogno umano,che occorre portare la speranza ai
disperati e il dubbio nelle troppe certezze.Ha ricordato inoltre di non
trascurare il dialogo con il paziente ,quel dialogo troppo spesso
soffocato dalla fretta ,dall’indifferenza ,dalla eccessiva animosità e
dagli interessi personali.Si è raccomandato con i più giovani di
imparare a curare il malato ,non la malattia, di essere comunque
ottimisti ,anche nelle situazioni più difficili. Con il Prof.
Dallapiccola si sono affrontati anche i temi delicati della bioetica
,in relazione ai test preclinici usati per la diagnosi prenatale della
malformazione ,condizione dirimente nei casi di aborti terapeutici e di
selezione degli embrioni.
“Fra 4-5 anni chiunque potrà chiedere, con
una spesa di circa 1000 dollari, il test per il sequenziamento del
proprio genoma che gli verrà consegnato al pari di una cartella
clinica”, ha affermato il prof. Bruno Dallapiccola.”Nel genoma c’è una
forte informazione, ma non è esatto affermare che siamo tutti
predeterminati, c’è pur sempre un ambiente che ci condiziona
moltissimo. I test preclinici identificano una mutazione che
inevitabilmente porta alla comparsa di una malattia nel corso della
vita, quindi una predisposizione ad essa. I dati dei test dovrebbero
essere accompagnati da una corretta informazione e da un processo di
comunicazione adeguato da parte del genetista e finalizzato ad ottenere
protocolli di prevenzione”. Ma allora quale sarà in prospettiva lo
scenario dei pazienti? Non saranno né malati, né sani, ma una
categoria medicalizzata (definiti “unpatients” letteralmente “non
pazienti”) che si organizzerà in autonomia con controlli a tappeto,
scatenando malattie psicosomatiche nei soggetti più labili. Si possono
immaginare tanti test genetici fai da te, richiesti per posta o per
e-mail, atti a scoprire la predisposizione alla malattia in soggetti
in piena salute. Oggi in Italia si fanno 500.000 test genetici
all’anno, di cui solo il 12% è accompagnato da informazioni corrette.
Si stima che negli USA, il 50% delle amniocentesi è accompagnato da 21
test molecolari spesso inutili. Si configura e viene alimentato
pertanto il rischio di impresa commerciale. La medicina predittiva
genera grossi guai, alcuni autorevoli editoriali in riviste tra le più
accreditate, suggeriscono che la predisposizione alla disgrazia, senza
una corretta informazione ed un idoneo supporto psicologico, genera un
alto tasso di suicidi. La predisposizione genetica alla malattia
finisce così con il creare ammalati di rischio, senza peraltro
considerare che la sua conoscenza e divulgazione potrebbe essere fonte
di discriminazione nel lavoro, nelle assicurazioni, nella vita di
relazione. Da non sottovalutare infine che la valutazione del test e la
sua attendibilità-utilità, sono in qualche caso essenzialmente rimesse
alla comunità scientifica e si corre quindi il rischio di
fraintendimenti o sovrainvestimento emotivo.
Anche il giornalismo
scientifico spesso non è adeguato, bisogna allearsi con i mass media
perché al lettore non arrivino messaggi scorretti o impropri.”
Breve
ed intenso l’intervento della dssa Isibaldi: “Le competenze tecniche
non possono bastare alla professione del medico, se questo non tiene
conto dell’uomo che ha davanti. Se non è sorretto dalla comprensione e
dalla carità, il progetto scientifico, legittimamente avanzato e
ambizioso, rischia di tradursi in un cattivo servizio ai pazienti dei
quali bisogna sempre comprenderne i bisogni.
Bisogna guardare
all’uomo perché la miopia dello sguardo rischia di vanificare il
processo tecnologico. Una buona assistenza ha la sua base nella carità
cristiana ,non dimentichiamo la figura di Benedetto Cottolengo che alla
fine del 700 ha iniziato la sua opera partendo dai bisogni della gente,
grazie ad una sensibilità connaturale che oggi viene attualizzata da
Olivero”.

